Fatti, valori e volontà

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Scrivi un articolo sul senso di ciò che può essere detto. Potrebbe trattarsi dell’affermazione o della negazione di un fatto, di un valore o di una volontà.
Per fatto intendo un evento avvenuto o previsto, per valore intendo attrazione o repulsione, piacere o dispiacere, desiderio o paura verso qualche cosa o persona; per volontà intendo cercare, chiedere o comandare l’ottenimento di una cosa o di un servizio o di una relazione.
È importante distinguere i tre casi per meglio valutarne le implicazioni e le possibili conseguenze.

RISPOSTA DI CHATGPT

Quando una persona esprime qualcosa, può descrivere ciò che è accaduto o ciò che prevede accadrà; può manifestare un’attrazione o una repulsione, un piacere o un dispiacere, un desiderio o una paura; oppure può cercare di ottenere qualcosa, chiedere un servizio, impartire un ordine o sollecitare una relazione.

Queste diverse forme dell’espressione vengono spesso mescolate, come se appartenessero tutte allo stesso genere di discorso. Eppure distinguerle è importante, perché ciascuna pone problemi diversi e richiede criteri diversi per essere valutata. Possiamo ricondurre una grande parte delle espressioni umane a tre categorie fondamentali: fatti, valori e volontà.

I fatti

Un fatto è un evento avvenuto oppure previsto. Dire «ieri è piovuto», «Mario è arrivato alle otto» oppure «domani probabilmente pioverà» significa formulare un’affermazione relativa alla realtà, presente, passata o futura.

Un’affermazione fattuale può essere vera o falsa, più o meno precisa, più o meno probabile. La sua valutazione richiede dunque un confronto con ciò che è effettivamente accaduto, con le informazioni disponibili o con le ragioni che rendono plausibile una previsione.

La distinzione fra fatto e opinione diventa particolarmente importante quando una persona presenta come fatto ciò che in realtà è una propria interpretazione. «Non mi ha salutato» può essere un’affermazione fattuale verificabile. «Mi ha ignorato» contiene già un’interpretazione delle intenzioni dell’altro. «Mi ha ignorato perché mi disprezza» aggiunge un’ulteriore inferenza.

Il passaggio dal fatto all’interpretazione può essere così rapido da diventare quasi invisibile. Una persona può essere convinta di descrivere semplicemente la realtà quando invece sta già attribuendo significati, intenzioni e cause.

Per questo, quando qualcuno afferma qualcosa, una prima domanda dovrebbe essere: sta descrivendo un fatto oppure sta interpretando un fatto?

I valori

Un secondo tipo di espressione riguarda il modo in cui qualcosa viene vissuto o valutato. Una persona può provare attrazione o repulsione, piacere o dispiacere, interesse o noia, desiderio o paura nei confronti di una cosa, di una persona o di una situazione.

Dire «mi piace questa musica», «non sopporto quella persona» o «ho paura di quello che potrebbe accadere» non equivale a descrivere un evento esterno. Si sta esprimendo una relazione valutativa fra il soggetto e qualcosa.

Anche in questo caso è possibile utilizzare la negazione: «non mi piace», «non lo desidero», «non mi interessa». La negazione, tuttavia, non trasforma l’espressione in un’affermazione fattuale. Dire «non mi piace» non significa che l’oggetto possieda una proprietà oggettiva chiamata «non piacevolezza». Significa che il soggetto manifesta una determinata disposizione nei suoi confronti.

Questo non significa che ogni valutazione sia arbitraria. Le valutazioni possono essere discusse, confrontate e spiegate. Una persona può sostenere che qualcosa è bello, giusto, desiderabile o pericoloso e fornire ragioni a sostegno della propria valutazione. Ma il criterio di valutazione non è identico a quello utilizzato per un’affermazione fattuale.

È dunque importante distinguere «questa cosa è così» da «questa cosa per me è così». La prima espressione pretende di descrivere una proprietà della realtà; la seconda descrive una relazione fra il soggetto e la realtà.

Le volontà

Un terzo genere di espressione riguarda ciò che una persona vuole che accada.

La volontà non descrive semplicemente una realtà e non si limita a esprimere una valutazione. È orientata verso una possibile trasformazione della realtà. Cercare qualcosa, chiedere qualcosa, proporre qualcosa, invitare qualcuno, impartire un ordine o pretendere un comportamento sono modi diversi di manifestare una volontà.

«Vorrei che venissi con me», «dammi questo libro», «voglio che tu smetta», «cerco qualcuno che possa aiutarmi» sono espressioni nelle quali il soggetto non si limita a dire come stanno le cose o come le valuta. Sta cercando di produrre, ottenere o modificare qualcosa.

Anche la volontà può essere negata: «non voglio venire», «non voglio che tu lo faccia», «non chiedo niente». La negazione della volontà è comunque una forma di volontà, nel senso che manifesta il rifiuto di una determinata possibilità.

Le volontà hanno inoltre una caratteristica che le distingue nettamente dalle altre espressioni: coinvolgono spesso altri soggetti. Se voglio mangiare una mela, posso semplicemente cercare una mela. Se voglio che un’altra persona mi dia una mela, la mia volontà entra in relazione con la sua. Da quel momento nasce un problema di compatibilità fra volontà diverse.

La confusione fra fatti, valori e volontà

Molte discussioni diventano difficili perché questi tre livelli vengono confusi.

«Non dovresti uscire con quella persona perché è pericolosa» sembra un’affermazione sul carattere della persona, ma può contenere anche una valutazione e una volontà: «la considero pericolosa», «non approvo che tu esca con lei» e forse «voglio che tu non ci esca».

Analogamente, «questa è una pessima idea» può sembrare una descrizione, ma normalmente esprime una valutazione. «È una pessima idea, quindi non farlo» aggiunge una volontà.

Una delle forme più frequenti di confusione consiste nel trasformare una valutazione in un fatto. «È brutto», «è sbagliato», «è assurdo», «è vergognoso» possono essere utilizzati come se descrivessero proprietà oggettive delle cose, quando spesso esprimono soprattutto l’atteggiamento del parlante nei loro confronti.

Un’altra consiste nel presentare una volontà come se fosse una necessità oggettiva: «devi farlo», «bisogna fare così», «non c’è altra possibilità». In questi casi una preferenza o una richiesta può assumere la forma di una presunta descrizione della realtà.

La confusione può funzionare anche in senso inverso. Una valutazione può essere trattata come se fosse soltanto un gusto personale e quindi sottratta a qualsiasi discussione: «è la mia opinione, quindi non puoi contestarla». Ma una valutazione può avere conseguenze sugli altri e può essere fondata su premesse fattuali discutibili. In tal caso è perfettamente legittimo esaminarla criticamente.

Una stessa espressione può contenere più elementi

La distinzione fra fatti, valori e volontà non significa che ogni frase appartenga esclusivamente a una categoria.

«Hai dimenticato di chiamarmi, e questo mi ha fatto molto male: non voglio che succeda più» contiene almeno tre elementi distinti. Il primo riguarda un fatto: «hai dimenticato di chiamarmi». Il secondo esprime una valutazione o un vissuto: «questo mi ha fatto molto male». Il terzo manifesta una volontà: «non voglio che succeda più».

Separare questi elementi permette di discutere meglio ciò che è stato detto.

Il fatto può essere contestato: «Non è vero che ho dimenticato di chiamarti».

La valutazione può essere compresa e discussa: «Capisco che ti abbia fatto male, ma io non ho interpretato la situazione nello stesso modo».

La volontà può essere negoziata: «Posso cercare di chiamarti, ma non posso garantire che non accadrà mai più».

Senza questa separazione, la discussione rischia di trasformarsi in una contrapposizione globale nella quale contestare un elemento sembra significare negare anche tutti gli altri.

Affermazione e negazione

Ciascuno dei tre livelli può essere espresso affermativamente o negativamente.

Un fatto può essere affermato o negato: «è successo» / «non è successo».

Un valore può essere espresso in forma positiva o negativa: «mi piace» / «non mi piace»; «lo desidero» / «non lo desidero».

Una volontà può essere anch’essa affermata o negata: «voglio che tu venga» / «non voglio che tu venga».

La negazione, tuttavia, non è sempre simmetrica all’affermazione dal punto di vista psicologico. Dire «non voglio qualcosa» non equivale necessariamente a non avere alcuna volontà. Può significare voler evitare quella cosa. Allo stesso modo, «non mi piace» non significa assenza di qualsiasi atteggiamento: può indicare repulsione, indifferenza o semplicemente una preferenza negativa.

Occorre quindi considerare non soltanto ciò che viene negato, ma anche quale posizione alternativa viene implicitamente o esplicitamente assunta.

Come valutare ciò che viene detto

Distinguere fatti, valori e volontà serve soprattutto perché non possiamo valutare nello stesso modo le tre cose.

Un’affermazione fattuale può essere esaminata chiedendo: è vera? Su quali prove si basa? Quanto è certa? Quali alternative sono possibili?

Una valutazione può essere esaminata chiedendo: che cosa viene valutato positivamente o negativamente? Per chi? Perché? Su quali esperienze, criteri o valori si basa? È coerente con altre valutazioni della stessa persona?

Una volontà può essere esaminata chiedendo: che cosa si vuole ottenere o evitare? Perché? È realizzabile? Quali conseguenze avrebbe? È compatibile con le volontà degli altri? È legittimo pretenderne la realizzazione?

Sono domande profondamente diverse. Una persona può avere ragione sul fatto e torto nella valutazione che ne ricava. Può avere una valutazione comprensibile ma una volontà ingiustificata. Può desiderare qualcosa di perfettamente legittimo ma basare il proprio desiderio su una rappresentazione falsa della realtà.

Dalle espressioni alle relazioni

La distinzione assume un’importanza ancora maggiore nelle relazioni fra persone. Quando qualcuno parla con noi, non trasmette soltanto informazioni. Ci presenta una rappresentazione della realtà, ci comunica come la valuta e spesso cerca di orientare il nostro comportamento.

Comprendere quale di queste operazioni sta compiendo l’altro permette di rispondere in modo più appropriato.

Se l’altro sta comunicando un fatto, possiamo chiedere se sia vero.

Se sta esprimendo una valutazione, possiamo cercare di comprenderne le ragioni o dichiarare una valutazione diversa.

Se sta manifestando una volontà, possiamo accoglierla, rifiutarla o negoziarla.

La distinzione è particolarmente utile nei conflitti. Di fronte a «Tu non tieni mai conto di me», per esempio, possiamo chiederci quale sia il fatto concreto a cui l’altro si riferisce, quale valutazione stia esprimendo e quale comportamento vorrebbe da noi. In questo modo una frase apparentemente indivisibile può essere trasformata in tre questioni più facilmente affrontabili.

Una grammatica elementare dell’espressione umana

Fatti, valori e volontà non esauriscono necessariamente tutto ciò che gli esseri umani possono comunicare. Possiamo raccontare, spiegare, interrogare, promettere, scherzare, ironizzare, minacciare, fingere e compiere molte altre azioni attraverso il linguaggio.

Tuttavia, la distinzione proposta individua tre componenti fondamentali di moltissime espressioni: come rappresentiamo ciò che accade, come lo valutiamo e che cosa vogliamo che accada.

Potremmo quindi considerare ogni espressione come qualcosa da sottoporre preliminarmente a tre domande:

Che cosa sostiene che sia vero o falso?

Che cosa considera positivo o negativo, desiderabile o indesiderabile?

Che cosa vuole ottenere, evitare o far accadere?

Spesso queste tre domande fanno emergere una struttura nascosta dietro una semplice frase. E proprio questa struttura permette di capire meglio non soltanto ciò che una persona dice, ma anche ciò che sta facendo attraverso ciò che dice.

Distinguere fatti, valori e volontà non serve dunque a classificare le frasi per amore di precisione terminologica. Serve a evitare di discutere una volontà come se fosse un fatto, un valore come se fosse una verità oggettiva o un fatto come se fosse soltanto un’opinione. Significa, in definitiva, imparare a distinguere ciò che crediamo accada, ciò che preferiamo e ciò che vogliamo che accada. :::

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