(Scritto da ChatGPT come riassunto di un dialogo che abbiamo avuto sul tema in oggetto)
Un agente non esiste in isolamento. Qualunque sia la sua natura, esso si trova continuamente in rapporto con qualcosa che è esterno a sé: un oggetto inanimato, un organismo vivente, un altro agente, un ambiente. Questi rapporti possono assumere forme molto diverse, ma è possibile ricondurli a un numero relativamente limitato di operazioni fondamentali.
Possiamo individuare cinque operazioni principali: consumo, uso, manipolazione, copia e selezione.
Questa distinzione non riguarda soltanto gli oggetti materiali. Le stesse operazioni possono essere esercitate nei confronti di altri agenti e, proprio in questo caso, assumono una particolare complessità, perché l’agente che ne è oggetto può a sua volta reagire, operare e agire sull’agente che ha iniziato l’interazione.
1. Consumo
Il consumo consiste nell’utilizzazione di un oggetto attraverso la sua distruzione o trasformazione irreversibile.
Mangiare un alimento, bruciare un combustibile o utilizzare una risorsa fino a esaurirla sono esempi di consumo. Ciò che caratterizza questa operazione è che, al termine del processo, l’oggetto non è più disponibile nella sua forma originaria per essere nuovamente utilizzato.
Il consumo stabilisce quindi un rapporto asimmetrico tra agente e oggetto: l’agente acquisisce qualcosa dall’oggetto mentre l’oggetto perde, in tutto o in parte, la possibilità di continuare a esistere o di essere utilizzato nello stesso modo.
Anche nei rapporti tra agenti può verificarsi una forma di consumo. Un agente può consumare le risorse di un altro, appropriarsi dei suoi beni o sfruttare le sue energie fino a esaurirle. Nel caso estremo, può arrivare a distruggere la vita dell’altro. L’uccisione può quindi essere considerata una forma estrema di consumo dell’altro agente, anche se questa formulazione mostra quanto sia problematica la riduzione di un agente a semplice oggetto di un’operazione.
2. Uso
L’uso consiste nel servirsi di un oggetto senza distruggerlo.
Una sedia può essere usata per sedersi, un’automobile per spostarsi, uno strumento per compiere un’operazione. Dopo l’uso, l’oggetto rimane disponibile per un nuovo utilizzo, da parte dello stesso agente o di un altro.
La distinzione tra consumo e uso non dipende quindi semplicemente dal fatto che l’oggetto venga utilizzato, ma dal rapporto tra l’utilizzazione e la permanenza dell’oggetto come possibile strumento di ulteriori operazioni.
Nei rapporti tra agenti, l’uso assume una forma particolarmente importante. Un agente può servirsi delle capacità, delle conoscenze, del lavoro, dell’attenzione o della presenza di un altro agente. In questo senso, una grande parte dei rapporti sociali può essere descritta come un sistema di usi reciproci.
La cooperazione costituisce una forma particolare di questa relazione: ciascun agente mette a disposizione dell’altro qualcosa che quest’ultimo può utilizzare per raggiungere i propri fini. Il carattere reciproco della relazione non elimina dunque l’uso; al contrario, ne costituisce una delle forme più importanti.
Non ogni uso, tuttavia, è cooperativo. Posso usare un altro agente senza che egli tragga un vantaggio equivalente, oppure contro la sua volontà. La cooperazione è quindi una particolare configurazione dell’uso reciproco, non un suo sinonimo.
3. Manipolazione
La manipolazione consiste nella modificazione dell’oggetto affinché esso diventi più adeguato agli interessi dell’agente.
Manipolare un oggetto significa trasformarlo. Posso modificare un pezzo di legno per costruire un tavolo, modificare un utensile per renderlo più efficace, organizzare un ambiente affinché sia più funzionale a uno scopo.
La manipolazione si distingue quindi dall’uso: nell’uso l’agente sfrutta le proprietà dell’oggetto così come sono; nella manipolazione cerca invece di cambiare tali proprietà.
Quando l’oggetto è un altro agente, la manipolazione diventa una delle operazioni fondamentali della vita sociale. Un agente può cercare di modificare il comportamento dell’altro affinché questo diventi più favorevole ai propri interessi.
L’educazione, l’addestramento, la persuasione, l’ordine, la minaccia, l’incentivo e la manipolazione psicologica possono essere considerate, pur con profonde differenze tra loro, diverse modalità attraverso cui un agente cerca di modificare un altro agente.
La peculiarità del rapporto inter-agente è che la manipolazione non è mai necessariamente unidirezionale. L’agente manipolato può accorgersi della manipolazione, resistervi, adattarsi, fingere di assecondarla oppure tentare a sua volta di modificare il comportamento del manipolatore.
4. Copia
La copia consiste nella riproduzione di qualcosa che appartiene all’oggetto in una forma analoga.
La copia presuppone normalmente una forma di percezione o acquisizione di informazione: l’agente rileva una configurazione presente nell’oggetto e la riproduce, interamente o parzialmente, in un’altra forma.
La copia non richiede quindi necessariamente la riproduzione materiale dell’oggetto. Posso copiare la forma di un oggetto, riprodurne un’immagine, registrare un suono, descriverne le caratteristiche oppure ricostruirne mentalmente una configurazione.
Nei rapporti tra agenti, la copia assume soprattutto la forma dell’imitazione e dell’apprendimento.
Un agente può imitare l’aspetto esteriore di un altro, il suo modo di parlare, i suoi gesti, le sue tecniche, le sue abitudini. Può inoltre assumerlo come modello di pensiero e di comportamento, riproducendo schemi cognitivi o pratici osservati nell’altro.
La copia permette così a un agente di acquisire proprietà o capacità senza doverle necessariamente elaborare autonomamente. L’altro agente diventa un modello dal quale è possibile ricavare configurazioni da riprodurre.
Anche qui, tuttavia, la copia può generare un rapporto circolare: un agente può imitare un altro che, a sua volta, lo imita. La diffusione di comportamenti, idee, stili e tecniche può essere quindi interpretata come una moltiplicazione di operazioni di copia tra agenti.
5. Selezione
La selezione ha una natura parzialmente diversa dalle altre quattro operazioni.
Consiste nel prendere in considerazione un oggetto oppure nello scartarlo sulla base della sua adeguatezza rispetto a un determinato fine. Un agente seleziona ciò che intende utilizzare e rifiuta ciò che considera inadatto.
Posso selezionare un alimento da consumare, uno strumento da usare, un oggetto da modificare o un modello da imitare. La selezione non costituisce quindi necessariamente un’operazione alternativa alle altre: spesso è ciò che determina quale oggetto sarà sottoposto alle altre operazioni.
In questo senso la selezione può essere considerata un’operazione di secondo livello. Non modifica direttamente l’oggetto, ma stabilisce quali oggetti entreranno nel campo delle successive operazioni dell’agente.
La stessa cosa avviene nei rapporti tra agenti. Un individuo seleziona le persone con cui desidera interagire, cooperare, apprendere, competere o entrare in conflitto, e contemporaneamente evita o esclude quelle che considera inadatte ai propri scopi.
La scelta di un amico, di un collaboratore, di un partner, di un insegnante o di un interlocutore può quindi essere considerata una forma di selezione dell’agente con cui instaurare determinate operazioni.
6. Le operazioni non sono reciprocamente esclusive
Le cinque categorie non devono essere intese come alternative rigide. Una stessa interazione può comprendere contemporaneamente più operazioni.
Un agente può, per esempio, selezionare un altro agente perché lo considera utile, usarne le capacità, manipolarne il comportamento e copiarne alcune caratteristiche. Allo stesso tempo può consumare alcune delle sue risorse, come il tempo, l’energia o l’attenzione.
Anche una relazione apparentemente semplice può quindi essere descritta come una combinazione di operazioni differenti.
Una relazione di lavoro, per esempio, può comportare selezione reciproca degli agenti, uso reciproco delle rispettive capacità, manipolazione attraverso ordini e incentivi, copia attraverso l’apprendimento e consumo delle risorse impiegate nell’attività.
La tassonomia non serve dunque necessariamente a classificare le relazioni nella loro totalità. Serve piuttosto a scomporle nelle operazioni elementari che le costituiscono.
7. Il passaggio dall’oggetto all’agente
La distinzione diventa particolarmente importante quando l’oggetto dell’operazione è a sua volta un agente.
Nei confronti di un oggetto inanimato, l’agente può generalmente operare senza dover considerare un’attività autonoma dell’oggetto. Una pietra non decide di opporsi al suo utilizzo, un utensile non cerca di manipolare chi lo utilizza.
Un altro agente, invece, possiede una propria capacità di operare.
Per questo motivo ogni operazione esercitata su un agente può diventare il punto di partenza di un’operazione inversa. Se A usa B, B può usare A. Se A manipola B, B può manipolare A. Se A seleziona B, B può selezionare A. Se A copia B, B può copiare A.
L’interazione tra agenti è quindi caratterizzata dalla reciprocità potenziale delle operazioni.
Questo non significa che le operazioni siano sempre effettivamente reciproche. Un agente può essere incapace di reagire, può non accorgersi dell’operazione subita oppure può trovarsi in una posizione di inferiorità tale da non poterla contrastare. Ma, in linea di principio, l’agente è contemporaneamente oggetto e possibile soggetto di operazioni.
8. Una tassonomia dinamica
Da questo punto di vista, le interazioni tra agenti non sono semplicemente rapporti tra un soggetto che agisce e un oggetto che subisce. Sono sequenze dinamiche nelle quali le posizioni possono continuamente invertirsi.
A seleziona B perché lo considera adeguato a un certo scopo. A usa B. B reagisce all’uso di A. A modifica il proprio comportamento in risposta alla reazione di B. B imita A oppure cerca di manipolarlo. A seleziona nuovamente B alla luce del nuovo comportamento.
La relazione può quindi essere rappresentata come una successione di operazioni:
selezione → uso / consumo / manipolazione / copia → reazione → nuova selezione → nuova operazione.
La selezione assume qui nuovamente un’importanza particolare, perché ogni nuova informazione prodotta dall’interazione può modificare la valutazione dell’altro agente. L’agente che inizialmente era stato selezionato può essere successivamente mantenuto, escluso o sostituito.
9. Le operazioni come forme fondamentali del rapporto con l’esterno
Consumo, uso, manipolazione, copia e selezione possono quindi essere considerate cinque forme fondamentali attraverso cui un agente si rapporta a ciò che è esterno a sé.
Il consumo elimina o esaurisce l’oggetto come risorsa disponibile.
L’uso sfrutta l’oggetto mantenendone la disponibilità.
La manipolazione modifica l’oggetto per renderlo più adeguato agli interessi dell’agente.
La copia riproduce nell’agente una configurazione ricavata dall’oggetto.
La selezione determina quali oggetti saranno sottoposti a queste operazioni.
Quando l’oggetto è un altro agente, tutte queste operazioni diventano più complesse perché l’oggetto non è passivo: può percepire l’operazione, valutarla, reagire e compiere a sua volta operazioni sull’agente che l’ha intrapresa.
La tassonomia delle operazioni degli agenti costituisce così un possibile punto di partenza per una tassonomia più ampia dei rapporti tra agenti. I rapporti sociali, invece di essere classificati soltanto attraverso categorie come amicizia, collaborazione, conflitto o dominio, possono essere analizzati anche in termini delle operazioni concrete che gli agenti esercitano reciprocamente.
Il rapporto tra agenti appare allora come una rete dinamica di selezioni, consumi, usi, manipolazioni e copie, nella quale ogni agente è simultaneamente soggetto delle proprie operazioni e possibile oggetto delle operazioni altrui.